Di Lorenzo post Quarrata: «Vittoria importante che cementa il gruppo»
Una vittoria di grande spessore, una prestazione convincente su entrambi i lati del campo e una risposta importante dopo la sconfitta della settimana precedente. L’Umana San Giobbe Basket supera con autorità la Dany Quarrata 93-66, al termine di una gara condotta con solidità, lucidità e crescente intensità, confermando i progressi di un gruppo che sta acquisendo sempre maggiore consapevolezza dei propri mezzi.
Nel dopopartita coach Giampaolo Di Lorenzo non nasconde la soddisfazione per una prova che ha visto i Bulls resistere ai tentativi di rientro degli avversari e allungare progressivamente il proprio vantaggio, mostrando una qualità di gioco importante sia in attacco sia in difesa.
«Abbiamo fatto una grande partita – ha esordito il tecnico biancorosso –. E l’abbiamo fatta contro una squadra che arrivava in un ottimo momento di forma, dopo quattro prestazioni importanti. Quarrata aveva battuto Livorno e Siena, due formazioni che si portano dietro un seguito di pubblico notevole, aveva disputato una partita di alto livello a Napoli e perso soltanto all’ultimo secondo a Montecatini. Parliamo quindi di una squadra in fiducia, molto carica e motivata».
La San Giobbe ha saputo rispondere con altrettanta determinazione, trasformando la delusione della trasferta romana in una spinta ulteriore.
«Anche noi eravamo molto carichi, perché arrivavamo da una brutta sconfitta contro la Luiss Roma. Il risultato finale, con soli quattro punti di differenza, poteva far pensare a una partita equilibrata, e nel finale lo è stata. Ma noi ci siamo portati dietro soprattutto la rabbia per essere finiti sotto di ventisei punti all’inizio del terzo quarto. Quella rabbia l’abbiamo tenuta dentro per tutta la settimana e oggi siamo riusciti a trasformarla in grande cattiveria agonistica e determinazione».
Una risposta evidente fin dalle prime battute, con la formazione biancorossa capace di mantenere il controllo anche nei momenti in cui Quarrata ha provato a cambiare l’inerzia della gara.
«Siamo partiti bene e nel secondo quarto abbiamo risposto ai loro tentativi di rientrare, riuscendo comunque a vincere anche quel periodo di un punto. Poi, nel terzo e nel quarto quarto, siamo esplosi. Durante l’intervallo avevamo parlato di alcune cose da sistemare rispetto al primo tempo e i ragazzi sono stati bravissimi a metterle in pratica. Da quel momento sono riusciti a esprimere tutto il loro talento, che è davvero molto alto».
Una prestazione che assume ancora più valore considerando le caratteristiche tattiche dell’avversaria, capace di alternare differenti soluzioni difensive e di costringere le squadre affrontate a modificare continuamente il proprio modo di attaccare.
«Abbiamo realizzato ancora una volta un punteggio molto alto, affrontando una squadra che, per caratteristiche e impostazione del proprio allenatore, utilizza tanti cambi sistematici e diverse difese a zona. Siamo stati bravi a trovare le soluzioni giuste per attaccarle e da lì abbiamo acquisito progressivamente fiducia anche nella metà campo difensiva, prendendo le misure agli avversari con il passare dei minuti».
Al di là del risultato, Di Lorenzo individua nella partita contro Quarrata un passaggio significativo nel percorso di maturazione del gruppo, soprattutto per la capacità di scegliere quale atteggiamento portare in campo.
«Prima della partita ho detto ai ragazzi una cosa molto semplice: decidiamo noi chi e cosa vogliamo essere. Possiamo essere la squadra che a Roma va sotto di ventisei punti oppure quella che riesce a recuperare fino a tornare a un possesso di distanza. Possiamo essere quella che va avanti di venticinque punti in casa e poi permette agli avversari di rientrare fino a meno sei. Dipende da noi».
«Il talento per fare bene lo abbiamo, ma dobbiamo accompagnarlo ogni giorno con determinazione e continuità. È quello di cui abbiamo parlato durante la settimana: essere sempre pronti, sempre nelle condizioni di dare qualcosa alla squadra. Dopo una vittoria del genere i ragazzi acquisiscono ancora più fiducia e capiscono che, se riusciamo a essere questi, possiamo dire la nostra in questo campionato».
Interrogato su quale aspetto della prestazione gli abbia regalato maggiore soddisfazione, tra la produzione offensiva e la capacità di limitare una squadra di qualità come Quarrata, il tecnico ha sottolineato soprattutto il valore del lavoro tattico svolto in preparazione dell’incontro.
«Devo dire la verità, questa partita mi preoccupava particolarmente dal punto di vista offensivo. Stiamo affrontando un campionato molto interessante e complicato, nel quale ogni settimana troviamo difese completamente differenti. Contro Lucca abbiamo dovuto attaccare gli show aggressivi, contro Avellino una difesa più contenitiva, che proteggeva l’area con i lunghi, mentre oggi abbiamo affrontato una squadra che cambia sistematicamente».
Una varietà di situazioni che rende ogni partita una sfida nuova, non soltanto per i giocatori ma anche per gli allenatori.
«È come se ogni settimana dovessi giocare una partita tatticamente diversa. Non è scontato avere sempre gli strumenti per farlo, perché una squadra può essere più portata ad affrontare un certo tipo di difesa rispetto a un’altra. È anche questo il bello del campionato: gli allenatori propongono soluzioni differenti e diventa molto stimolante preparare le contromisure».
«Allo stesso tempo, però, devi lavorarci. Chiedi ai giocatori di affrontare situazioni nuove e di utilizzare strumenti tecnici che devono funzionare insieme a quelli dei compagni. Per questo aver segnato più di novanta punti contro una squadra che cerca di farti giocare male, di fermare il tuo attacco e di costringerti a pensare è un segnale importante. Significa che il lavoro svolto durante la settimana ha funzionato e che i ragazzi sono stati bravi a metterlo in pratica».
La parte conclusiva della conferenza ha offerto anche l’occasione per riflettere sull’identità che la San Giobbe sta progressivamente assumendo, a poco più di un mese dall’arrivo di Di Lorenzo sulla panchina biancorossa.
«Mi fa piacere che dall’esterno si inizi a riconoscere il mio carattere nella squadra, perché sono convinto che le formazioni finiscano per mostrare il carattere dei propri allenatori, indipendentemente dagli aspetti tecnici e tattici. È una cosa che mi rende molto felice».
Il tecnico ha poi ricordato le particolarità del proprio percorso a Chiusi, iniziato con una squadra già costruita e con la necessità di introdurre nuove idee in tempi relativamente brevi.
«È vero che non ho costruito personalmente questa squadra, ma l’ho detto fin dal mio arrivo: è stata costruita bene. Naturalmente, quando subentri, devi cambiare alcune abitudini e questo richiede tempo. Ma devo sottolineare la grandissima professionalità che circonda il gruppo».
«Parlo della società, dello staff tecnico, dello staff societario e di tutta quella che possiamo definire la squadra invisibile, composta dalle persone che lavorano dietro le quinte. Il livello di competenza e professionalità è molto alto e questo rende più semplice ottenere risultati in tempi relativamente brevi».
Un ruolo fondamentale, secondo Di Lorenzo, è stato svolto anche dalla disponibilità dei giocatori ad accogliere nuove proposte e a modificare alcuni meccanismi consolidati.
«Quando arrivi in una squadra puoi scegliere di imporre completamente le tue idee, oppure cercare di entrare in sintonia con i giocatori che hai davanti. Io non sono un allenatore che vuole semplicemente imporre qualcosa. Preferisco capire come mettere ogni giocatore nelle condizioni di esprimere il meglio, non soltanto per se stesso ma soprattutto per il bene della squadra».
«La parte più complicata è proprio questa, anche perché mi è mancata tutta la fase estiva di costruzione del gruppo, quella nella quale impari a conoscere i giocatori, i loro caratteri e le loro caratteristiche. Per questo voglio ringraziarli: si sono messi in ascolto, hanno accettato di mettersi alla prova e hanno dimostrato grande disponibilità. Forse sono stato bravo anch’io a proporre loro cose che potessero trovare interessanti».
I segnali più incoraggianti, per l’allenatore, arrivano oggi dalla fiducia reciproca e dalla capacità della squadra di tradurre in campo le indicazioni ricevute.
«Adesso vedo una squadra. Al di là dei risultati, vedo che dopo un timeout le cose vengono eseguite in una certa maniera, vedo fiducia e disponibilità. Poi è normale che qualcuno, quando viene sostituito, possa scuotere la testa perché vorrebbe restare in campo: nessun giocatore è contento di uscire. Ma quello che conta è che si continui a lavorare tutti nella stessa direzione».
La vittoria contro Quarrata assume così un significato che va oltre i due punti conquistati, diventando un ulteriore elemento di crescita per un gruppo che sta imparando a conoscersi e a riconoscersi.
«Queste vittorie cementano il gruppo, danno fiducia e fanno stare bene insieme. Per noi sono oro. Magari non si vede perché sono molto stanco, ma sono davvero felice. Lo farò vedere nei prossimi giorni».
